DEMENZA, DEPRESSIONE E PSEUDODEMENZA

DEMENZA, DEPRESSIONE E PSEUDODEMENZA

Pubblicato da Claudia Bellini nella categoria Alzheimer e altre demenze il 24/06/2018ultimo aggiornamento il 24/06/2018

L'importanza di una diagnosi differenziale

DEMENZA, DEPRESSIONE E PSEUDODEMENZA

Nelle persone anziane la depressione è uno dei disturbi psicologici più diffusi, insieme ai disturbi d’ansia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che negli anziani con depressione, una diagnosi giunge solo nel 40% dei casi, e di questi solo la metà riceve un adeguato trattamento. 

 

Fino a poco tempo fa si pensava che la vecchiaia fosse sinonimo di nostalgia, tristezza e vissuti di solitudine. Oggi grazie all’avanzamento della ricerca in psicologia dell’invecchiamento, si sa che la vecchiaia non implica necessariamente un abbassamento del tono dell’umore. 

 

Un esempio chiaro è costituito da tutti quegli anziani che rappresentano l’invecchiamento “di successo”: è possibile infatti invecchiare senza sviluppare demenza e/o disturbi psicologici. 

 

Detto questo, perché parliamo di depressione? Lo scopo di questo articolo è quello di analizzare il problema della diagnosi differenziale fra tre diverse condizioni cliniche: demenza, depressione e pseudodemenza depressiva. 

 

Le domande a cui si cerca di dare risposta sono: 

 

- “mia mamma da tre mesi è sempre triste, non ha voglia di far nulla ed è smemorata, non ricorda dove ha messo gli oggetti. Sta candendo in depressione?”

 

- “mio nonno da un anno a questa parte ha iniziato a perdere l’orientamento, più volte si è perso in paese. Fatica a ricordare i nomi dei suoi nipoti e quando si rende conto delle sue difficoltà ci rimane molto male, diventa triste. È un inizio di demenza?”

 

- “da quando è morto il marito, 1 anno fa, Maria ha diminuito i contatti sociali e raramente esce di casa, è di umore sempre triste e talvolta piange. Da circa 1 mese ha iniziato a manifestare una perdita di memoria, per esempio quando le si dice qualcosa, dopo poche ore lo dimentica. È depressione o demenza?"

 

La difficoltà nel distinguere tra demenza e depressione nasce dal fatto che queste due condizioni molto spesso si presentano insieme: nelle demenze molte volte uno dei primi sintomi è un abbassamento del tono dell’umore. 

 

Inoltre, può capitare che nella fase iniziale di decadimento cognitivo la persona, rendendosi conto delle proprie difficoltà e delle conseguenze della patologia, reagisca con un vissuto depressivo. Nel disturbo depressivo invece, si osserva quasi sempre un calo della prestazione cognitiva, sia nel giovane che nell’anziano: difficoltà a prestare attenzione, deficit di memoria, rallentamento del pensiero.

 

Risulta chiaro quindi, come il tono dell’umore e le funzioni cognitive si influenzino reciprocamente. Partiamo col definire le seguenti tre condizioni: depressione, demenza e pseudodemenza. 

 

 

DEPRESSIONE 

 

La depressione è un disturbo dell’umore che nel DSM 5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) viene indicato come “disturbo depressivo maggiore”. 

 

Per fare una diagnosi di depressione maggiore devono esserci cinque o più tra i sintomi seguenti, per un periodo di almeno due settimane con significativa alterazione del normale funzionamento dell’individuo. 

 

Almeno uno dei sintomi deve essere l’umore depresso o la perdita di interesse e piacere nel fare le cose:

 

- Umore depresso per la maggior parte del giorno, per la maggior parte dei giorni (es. sentirsi triste, vuoto, senza speranza).

 

- Marcata diminuzione dell’interesse o del piacere nel fare qualsiasi cosa, per la maggior parte della giornata, per la maggior parte dei giorni.

 

- Significativa perdita di peso o aumento di peso, perdita o aumento dell’appetito nella quasi totalità dei giorni.

 

- Agitazione psicomotoria o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (l’alterazione della motricità deve poter essere osservata dagli altri, non è sufficiente la sensazione soggettiva di agitazione o rallentamento).

 

- Fatica e perdita delle energie per la maggior parte dei giorni.

 

- Sentimenti di indegnità o sensi di colpa eccessivi o inappropriati per la maggior parte dei giorni.

 

- Maggior difficoltà nel pensare e restare concentrati, oppure patologica indecisione, per la maggior parte dei giorni.

 

- Ricorrenti pensieri di morte (non solo paura di morire), ricorrenti ideazioni suicidarie senza una programmazione specifica, oppure tentativi di suicidio o piano precisi per commettere suicidio.

 

I sintomi devono causare una sofferenza significativa o comunque una compromissione della vita quotidiana.   

 

 


DEMENZA

 

La demenza, o disturbo neurocognitivo (DSM 5), è una condizione clinica caratterizzata da deficit che riguardano le funzioni cognitive, come memoria, attenzione, linguaggio e funzioni esecutive. 

 

Per la diagnosi di disturbo neurocognitivo i deficit devono rappresentare un declino rispetto al precedente livello di funzionamento: in altre parole deve essere avvertito un cambiamento nelle prestazioni del soggetto, sia da parte del soggetto stesso, sia dalle persone che vivono con lui. 

 

Per un approfondimento sulle diverse tipologie di demenza si rimanda all’articolo Demenza o demenze?

 

Adesso che abbiamo dato una definizione di depressione e di demenza, vediamo la condizione clinica della pseudodemenza depressiva, situazione in cui i sintomi di entrambe le patologie sono presenti. 

 

 

PSEUDODEMENZA DEPRESSIVA

 

Il termine ‘pseudodemenza’ ci da già qualche indizio su ciò di cui stiamo parlando, ovvero una condizione clinica che sembra una demenza, ma che in realtà non lo è.

 

La pseudodemenza depressiva viene definita come un quadro clinico caratterizzato da disturbi della sfera affettiva e prevalentemente da disturbi di memoria e disorientamento spazio-temporale, in assenza di correlazioni con lesioni cerebrali (Bianchin, Faggian, 2006). 

 

Nella pseudodemenza le difficoltà cognitive emergono in seguito ad uno stato depressivo, ma la compromissione che ne deriva è simile alla demenza, implicando il malfunzionamento di più funzioni cognitive rispetto alla depressione.

 

A questo punto risulta chiara la difficoltà nel distinguere tra una demenza in fase iniziale associata a depressione e depressione. Come fare, dunque?

 

Per capire in che quadro clinico ci troviamo è necessaria un’accurata raccolta di informazioni, che possiamo ottenere nei modi seguenti:

  

- Anamnesi (informazioni sulla vita del paziente, malattie pregresse o in atto, familiarità per patologie ecc…);

 

-  Esami strumentali (es. risonanza magnetica, TAC);

 

-  Strumenti psicometrici (test neuropsicologici e psicologici).

 

 Una volta raccolte le informazioni, possiamo individuare alcuni indicatori utili:

 

- Insorgenza: se i sintomi insorgono in modo lento e insidioso, è più probabile che si tratti di demenza. Al contrario, un’insorgenza improvvisa (giorni o settimane) fa pensare con maggior probabilità a una pseudodemenza depressiva.

 

- Progressione: sintomi che peggiorano in modo lento sono più inquadrabili in una demenza, mentre sintomi che peggiorano velocemente sono associabili a una pseudodemenza.

 

- Consapevolezza: nella demenza spesso il paziente è poco consapevole delle proprie difficoltà o le riconosce solo in parte, mentre la persona depressa mantiene la consapevolezza, manifestata anche con sensi di colpa e vissuti di inadeguatezza.

 

-  Sintomi depressivi: nella demenza, i sintomi depressivi possono insorgere come conseguenza delle difficoltà che si trova a dover affrontare la persona a causa dei deficit. In questo caso quindi, il tono dell’umore è congruo con le difficoltà riscontrate. Nella depressione, invece, spesso il tono dell’umore è sproporzionato rispetto alle reali difficoltà della persona.

 

-  Nella demenza sono sintomi prominenti il disorientamento nello spazio e nel tempo e i disturbi di memoria, nella depressione e nella pseudodemenza la tristezza e i sintomi somatici.

 

- Disturbi di memoria: sono presenti nella demenza, nella depressione e nella pseudodemenza. Tuttavia, nella depressione i deficit di memoria sono secondari ai sintomi dell’umore, e sono questi ultimi a causare maggiore compromissione nella vita del paziente. Nella pseudodemenza, invece, i disturbi di memoria sono maggiori rispetto a quelli del paziente depresso, ma tendono a essere più fluttuanti rispetto a quelli del paziente con demenza. Nella demenza i deficit di memoria tendono a essere più stabili (soprattutto nella demenza di Alzheimer). 

 

Inoltre, nella depressione e nella pseudodemenza, un miglioramento del tono dell’umore si accompagna a un miglioramento notevole delle capacità di memoria. Nella demenza, nonostante alcune fluttuazioni (es. nella demenza vascolare), la tendenza dei sintomi tende al peggioramento progressivo.

 

- Esami strumentali: nella demenza, a differenza della depressione e della pseudodemenza, si osservano anomalie a livello cerebrale (es. nell’Alzheimer si nota un’atrofia cerebrale, che comporta una diminuzione del volume dell’encefalo e un ampliamento dei ventricoli e dei solchi cerebrali).

 

In conclusione, rimane ancora molto difficile discriminare tra una demenza in fase iniziale e una pseudodemenza o una depressione; esiste infatti una stretta relazione tra tono dell’umore e funzionamento cognitivo che non può essere trascurata, ai fini di dare un significato ai sintomi lamentati dalla persona.

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