GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELL’INVECCHIAMENTO

GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELL’INVECCHIAMENTO

Pubblicato da Claudia Bellini nella categoria Benessere e terza età il 29/10/2018ultimo aggiornamento il 29/10/2018

GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELL’INVECCHIAMENTO

È ormai risaputo che la mente e il corpo devono essere considerate come due entità fortemente connesse tra loro e difficilmente separabili in senso netto. In medicina e in psicologia molti studi infatti dimostrano l’esistenza di una forte influenza reciproca tra gli stati mentali e il benessere corporeo.

 

L’invecchiamento è un fenomeno estremamente complesso e viene definito come un insieme di processi e di cambiamenti che, con il trascorrere del tempo, portano a diminuire la probabilità di sopravvivenza del soggetto interessato.

Fino a circa quarant’anni fa si parlava di invecchiamento riferendosi solamente ai cambiamenti fisici legati al trascorrere del tempo, è invece solo a partire dagli anni ’80 del secolo scorso che si è dato il via agli studi sui processi cognitivi, psicologici e comportamentali della cosiddetta terza età.

 

Con la nascita della Psicologia dell’Invecchiamento, quindi, si inizia a considerare l’invecchiamento non solo come un processo puramente fisico, ma come un insieme complesso di cambiamenti, differenti da persona a persona, che riguardano anche la sfera psicologica. 

 

Quali sono, dunque, i cambiamenti psicologici dell’invecchiamento? 

Innanzitutto è da premettere che l’invecchiamento assume e ha assunto un significato diverso a seconda delle epoche storiche e della società in cui vive il soggetto. Per fare un esempio, all’inizio del 1900 la durata di vita media si attestava circa sui 60 anni, per cui una persona di 45-50 anni era già considerata anziana.

 

Attualmente, invece, con l’allungamento della speranza di vita, una persona si considera anziana a partire circa dai 65 anni. Bisogna considerare poi che l’invecchiamento ha non solo una dimensione individuale, ma anche una dimensione sociale: gli anziani “di una volta” erano parte integrante della società attiva e davano un importante contributo familiare, es. nella cura dei bambini.

 

La vecchiaia era inoltre sinonimo di saggezza. Attualmente invece, con la modificazione della struttura familiare da estesa a nucleare, gli anziani vengono privati del loro ruolo sociale e tendono ad essere emarginati dalla società. L’anziano oggi è considerato come una persona non attiva, cagionevole di salute e tipicamente con qualche difficoltà di memoria.

 

È evidente quindi come la società sia in grado di plasmare l’immagine e l’identità dell’anziano attraverso gli stereotipi e che quindi in ogni società e periodo storico, l’anzianità assume significati differenti.

 

I cambiamenti nell’aspetto fisico

L’aspetto più evidente del processo di invecchiamento è proprio quello relativo all’aspetto fisico: la pelle perde di elasticità, si formano rughe e macchie, i capelli ingrigiscono e si diradano, l’andatura diventa via via più incerta, il metabolismo rallenta e si tende a ingrassare con più facilità.

 

L’aspetto fisico ha un valore importante per la persona fin dall’adolescenza e i cambiamenti dell’immagine corporea che avviene con l’invecchiamento può avere un forte impatto psicologico sulla persona. L’immagine del corpo ha infatti ricadute anche sull’autovalutazione e l’autostima, soprattutto per le donne, che nel contesto sociale odierno devono fare i conti con il giudizio sociale fortemente basato sull’aspetto fisico.

 

La ricerca scientifica ha rilevato che la maggior preoccupazione delle donne anziane relativamente all’aspetto fisico riguarda l’aumento di peso; la magrezza infatti è tutt’oggi associata a un’immagine di salute, di successo e di autocontrollo.

 

Interessanti i risultati di alcune ricerche che dimostrano che molti uomini e donne dopo i 65 anni migliorano la valutazione dell’immagine del proprio corpo. Questo si può spiegare con il fatto che, con l’inizio della vecchiaia e con l’uscita dal mondo lavorativo e sociale, diminuisce l’importanza data all’aspetto del corpo. È come se ad un certo punto ci si rendesse conto che lo sforzo di mostrarsi esteticamente attraenti non è più un dovere. 

 

La maggiore vulnerabilità del corpo

Con l’invecchiamento il corpo si indebolisce e diventa più vulnerabile alle malattie. Per questo motivo la persona deve affrontare un cambiamento nelle abitudini di vita e deve fare i conti anche con la rinuncia di alcune attività che potrebbe non essere più in grado di svolgere (es. sport o hobby fisicamente molto impegnativi).

 

Baltes sostiene che un buon invecchiamento non consiste nella negazione e nel rifiuto del declino fisico, che è inevitabile, ma nella capacità di compensarlo sul piano cognitivo ed emotivo. Per affrontare positivamente i cambiamenti dell’invecchiamento le persone utilizzano tre strategie: la Selezione, l’Ottimizzazione e la Compensazione.

 

Gli anziani che invecchiano in modo positivo riducono la quantità di attività svolte (selezione), si concentrano e potenziano le abilità e le competenze che si mantengono meglio nel tempo (ottimizzazione) e possono compensare le perdite (compensazione). Per invecchiare bene e accettare positivamente i cambiamenti dell’invecchiamento bisogna dunque avere la capacità di selezionare, ottimizzare e compensare.

 

Il pensionamento

Una forte influenza sui cambiamenti psicologici tipici dell’invecchiamento è sicuramente attribuibile al pensionamento. Il pensionamento coincide con l’uscita della persona dal mondo del lavoro ed è un evento con un forte impatto emotivo per l’anziano. In questo periodo storico, il pensionamento riguarda soprattutto gli uomini, dal momento che sono ancora poche le donne anziane di oggi che lavoravano.

 

Nelle prossime generazioni, invece, il pensionamento sarà sempre più diffuso in entrambi i sessi. Perché il pensionamento ha un impatto psicologico tanto importante? La risposta risiede nel fatto che le persone che svolgono per molti anni una professione, si identificano fortemente nel lavoro che fanno. Il lavoro entra quindi a far parte dell’identità e ritirarsi dal lavoro implica perdere una parte importante di sé.

 

Le persone differiscono in modo significativo per il modo in cui reagiscono al pensionamento: ci sono persone che desiderano andare in pensione per coltivare hobby, viaggiare e realizzare progetti che per lungo tempo hanno trascurato.

 

Dalle ricerche scientifiche è emerso che i soggetti che prima del pensionamento hanno avuto lavori appaganti e ben retribuiti, oltre che un matrimonio felice, accettano meglio pensionamento e lo vivono come un momento positivo. Al contrario, invece, le persone con basso reddito, cattiva salute e matrimoni infelici tendono a vivere il pensionamento in modo negativo.

 

Non sarebbe, dunque, il pensionamento in sé ad avere connotazioni negative, quanto piuttosto lo stile di vita assunto prima della pensione stessa. 

 

Le emozioni e le relazioni affettive

Come cambiano le emozioni nella terza età? Carstensen si è occupato di studiare proprio le emozioni nell’invecchiamento e nella sua Teoria Selettiva Socioemotiva spiega come con l’aumentare dell’età le emozioni vengano regolate in modo più efficace.

 

La maggior consapevolezza che il tempo che resta è limitato e la maggior esperienza acquisita con l'età, motivano l'anziano a dare priorità alla ricerca di significati emotivi positivi. Gli anziani tenderebbero a rielaborare gli eventi negativi della propria vita riuscendo a vederli in ottica positiva.

 

Inoltre sembra che con l’aumentare degli anni le persone restringano la cerchia delle relazioni interpersonali, tenendo vive solo quelle emotivamente significative. Nella vecchiaia la frequenza dei contatti sociali diminuisce drasticamente, sia per motivi oggettivi, sia perché si preferisce concentrarsi su relazioni significative: aumenta infatti la frequenza e l'intensità dei contatti con gli amici più stretti, perché queste relazioni sono quelle più gratificanti.

 

Carstensen interpreta questo controllo della qualità delle relazioni da parte dell’anziano come una strategia adattiva per regolare le emozioni e mantenere il benessere.

 

Gli aspetti sopra analizzati sono solo alcuni dei molti cambiamenti che gli anziani devono affrontare e che hanno un forte impatto sull’aspetto psicologico. Ancora una volta dalle ricerche emerge come l’invecchiamento possa seguire traiettorie anche molto diverse, che dipendono da un complesso intreccio tra fattori genetici, ambientali e psicologici.

 

 

 

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