IL TRASFERIMENTO DELL’ANZIANO IN CASA DI RIPOSO

IL TRASFERIMENTO DELL’ANZIANO IN CASA DI RIPOSO

Pubblicato da Claudia Bellini nella categoria Benessere e terza età il 09/11/2018ultimo aggiornamento il 09/11/2018

Come facilitare l'adattamento

IL TRASFERIMENTO DELL’ANZIANO IN CASA DI RIPOSO

Per le famiglie che si occupano di una persona anziana non autosufficiente, la decisione di trasferirla in casa di riposo non è mai una scelta facile. Eppure, in base ai casi, si può arrivare a un punto in cui il ricovero in struttura rimane l’alternativa migliore per la sicurezza dell’anziano stesso e per il benessere di tutta la famiglia.

 

Trasferire la persona in una residenza per anziani rimane solitamente l’ultima alternativa di scelta e questo avviene per diversi motivi: in primo luogo, non tutte le famiglie possono permettersi la retta di una casa di riposo, soprattutto le famiglie in cui sono pochi i componenti che possono contribuire economicamente.

 

Un secondo motivo è rappresentato dai sensi di colpa: i familiari, ricoverando il proprio caro, hanno la sensazione di fargli un torto, di abbandonarlo. I sensi di colpa si traducono nell’idea di essere un cattivo figlio/figlia, di non essere riconoscente al proprio genitore o di tradire la fiducia del coniuge.

 

Infine, non ultimo per importanza, è la resistenza da parte dell’anziano stesso. In molti casi, infatti, la persona anziana si oppone alla scelta di venire istituzionalizzata e questo complica notevolmente la situazione.

 

Il trasferimento in struttura è dunque un evento critico e altamente stressante sia per la famiglia, sia per l’anziano. A livello psicologico, lasciare la propria abitazione, in cui magari si è trascorso gran parte della vita, può creare una vera e propria sofferenza.

 

Tutti noi, con intensità diverse, sviluppiamo un vero e proprio attaccamento per la casa in cui viviamo. Il ruolo della casa contribuisce alla costruzione e al mantenimento dell’identità. I bisogni psicologici che sono alla base del legame di attaccamento dell’anziano con la casa sono i seguenti:

 

- il bisogno di controllo e l’uso esclusivo di uno spazio, ovvero possedere uno spazio esclusivamente personale, con la propria privacy e intimità;

- il bisogno di esprimere la propria identità, che emerge nel desiderio di personalizzare l’ambiente;

- il bisogno di continuità e stabilità nel tempo della propria identità e dell’identità familiare;

- il bisogno di spazio per coltivare le relazioni significative.

 

Nell’invecchiamento inoltre la casa diventa il luogo in cui poter mantenere più a lungo la propria autonomia. Si può osservare infatti, un declino cognitivo più o meno evidente nelle persone anziane istituzionalizzate, soprattutto nei soggetti con una diagnosi di demenza.

 

Questo avviene principalmente a causa degli ambienti stessi, quando sono privi di stimoli per l'anziano (es. case di riposo in cui gli anziani vengono letteralmente "parcheggiati" in un salone, senza alcuna attività da svolgere) e poi perché in un ambiente nuovo la persona viene privata da tutti i riferimenti spaziali e personali che riguardano il proprio ambiente di vita e la propria identità.

 

L’anziano deve dunque fare un grande sforzo cognitivo per adattarsi a un ambiente totalmente nuovo e privo di riferimenti personali.

 

In questo contesto dunque, il trasferimento in un ambiente più comodo e privo di barriere architettoniche, che sia una casa di riposo o in un’abitazione più vicina geograficamente alla famiglia che può offrire supporto, può rappresentare una minaccia per il benessere psicologico e fisico dell’anziano. 

 

Quali sono i rischi del trasferimento della persona anziana in casa di riposo?

Tra i principali si individuano:

- minaccia allo spazio personale dell’individuo: perdita di uno spazio ad uso esclusivo della persona anziana, perdita della privacy;

- rottura dell’attaccamento a un luogo carico affettivamente, rottura dei rapporti con i familiari e il vicinato;

- convivenza e socializzazione forzata con altre persone ospiti della struttura;

- mancanza di controllo sulla routine e autonomia decisionale.

 

Conoscendo i rischi, come possiamo facilitare l’adattamento dell’anziano alla casa di riposo?

Anche se il trasferimento in struttura rimane un evento stressante e non privo di rischi psicologici per l’anziano, sono molti gli accorgimenti e le strategie che possiamo adottare per facilitare l’adattamento al nuovo ambiente.

 

La prima strategia è indubbiamente quella dell’anticipazione, che contribuisce notevolmente a ridurre lo stress. Consiste nel dare alla persona anziana le informazioni relative all’ambiente in cui verrà trasferita, portandola fisicamente sul posto per una visita diretta e facendole toccare con mano lo stile di vita che condurrà in quel luogo (orari, tipologia di attività, spazi privati ecc…).

 

È utile informare l’anziano che un periodo di stress legato al trasferimento sarà assolutamente normale, ma che dovrà prepararsi ad affrontarlo con l’aiuto della sua famiglia, che non rinuncerà al compito di cura e che sarà a sua disposizione.

 

Importante valutare attentamente la struttura in cui l’anziano verrà trasferito per verificare il grado di supporto che questo ambiente può offrire alla difficoltà di adattamento dei suoi ospiti (es. se l’anziano ha la possibilità di portare con sè oggetti personali, se può personalizzare la sua stanza e se ha autonomia decisionale rispetto ad alcune routine). 

 

Gli indici di un buon adattamento

Gli studiosi di psicologia dell’invecchiamento hanno individuato alcuni indici che possono essere predittivi di un buon adattamento:

 

La soddisfazione residenziale: implica la valutazione degli elementi fisici e sociali dell'ambiente. Gli aspetti più importanti sono la possibilità di usufruire di aree private o semi private e di personalizzare lo spazio della propria camera. La possibilità di mantenere i propri spazi ma anche di relazioni di intimità preferenziale è garantita non solo dal regolamento dall'istituzione ma proprio dalla struttura architettonica. Tra gli aspetti sociali dell'ambiente: le relazioni di “vicinato” con gli altri ospiti, interazione con il personale, coinvolgimento dell'anziano nelle decisioni riguardo alla sua salute.

 

Il senso di autonomia: è molto importante per l'autostima ed è legato da un lato al senso di controllo sull'ambiente, dall'altro è legato all'autoefficacia. Il senso di controllo sull'ambiente riguarda per esempio se il trasferimento è stato previsto con un buon anticipo e se è accompagnato dalla consapevolezza di avere partecipato attivamente alla decisione, oltre che dall’avere la libertà di inserire variazioni nella propria routine quotidiana. L’autoefficacia invece implica la sensazione di sentirsi ancora capace di soddisfare i propri bisogni e di avere ancora un ruolo nella comunità. Per alcuni anziani per esempio può essere gratificante poter svolgere qualche piccolo compito nella casa o aiutare chi è meno indipendente.

 

Il supporto ambientale: si colloca in una situazione di equilibrio tra autonomia di cui può godere l’anziano e la sicurezza dell’ambiente.

 

La valutazione positiva del proprio stato di salute: non coincide per forza con il proprio stato reale di salute e ha un'influenza importante sul livello di autonomia e di iniziativa del soggetto, sia in compiti fisici e mentali, sia nelle relazioni sociali.

 

Questi indici predittivi contribuiscono a rafforzare nell'anziano il senso di continuità della propria identità, che viene minacciato dai numerosi cambiamenti personali e ambientali tipici del periodo immediatamente successivo al trasferimento.

 

Necessario è il supporto della famiglia, l’anziano infatti non deve sentirsi abbandonato dal caregiver e dai propri affetti, ma deve essere accompagnato in questa fase critica della propria vita.

 

 

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