MEMORIA E OBLIO

MEMORIA E OBLIO

Pubblicato da Claudia Bellini nella categoria Neuropsicologia il 15/12/2018ultimo aggiornamento il 15/12/2018

Perché dimentichiamo?

MEMORIA E OBLIO

La memoria è una funzione cognitiva complessa, non identificabile in un singolo processo. Viene definita come la capacità di codificare, immagazzinare e recuperare le informazioni.

Dunque, i processi della memoria sono:

 

  • la codifica dell’informazione: il processo con cui le informazioni vengono registrate inizialmente in una forma utilizzabile per essere conservata in memoria;

 

  • l’mmagazzinamento: consiste nel mantenimento dell’informazione nel sistema mnestico. Se le informazioni non vengono immagazzinate in modo adeguato, non possono poi essere recuperate successivamente;

 

  • il recupero: per essere utili, le informazioni devono poter essere accessibili e recuperate al momento giusto.

 

Per farci un’idea su che cosa sia la memoria, dobbiamo immaginare un contenitore con tanti cassetti, ognuno contenente un tipo di informazione diversa. Esiste un “cassetto” che contiene informazioni di tipo verbale, un altro che contiene informazioni visuo-spaziali, altri che immagazzinano ricordi coscienti mentre altri ancora che trattengono informazioni non accessibili alla coscienza.

 

La memoria si distingue anche in semantica ed episodica: la prima trattiene informazioni nozionistiche che entrano a far parte della nostra conoscenza generale sul mondo (es. le capitali europee, il nome del Presidente della Repubblica ecc…), mentre la memoria episodica immagazzina informazioni riguardanti eventi specifici della vita e forma ricordi dotati di coordinate spazio-temporali, mentre la memoria (es. il ricordo del proprio matrimonio).

 

Esiste poi la memoria procedurale, che riguarda l’apprendimento di procedure motorie e cognitive che vengono automatizzate (es. guidare l’automobile, fare il caffè ecc…).

 

La capacità di immagazzinamento della nostra memoria è pressoché infinita, nessuno infatti è riuscito a comprendere quanto una persona possa memorizzare. Un’esperienza comune è però anche quella di dimenticare, l’oblio infatti è esso stesso un processo normale della memoria.

 

Tutti dimentichiamo e generalmente il trascorrere del tempo ha un’influenza negativa sul mantenimento dei ricordi: più tempo passa, più i ricordi si affievoliscono, diventano meno nitidi e più confusi. Alcuni ricordi, tuttavia, resistono maggiormente nel tempo e questo può dipendere dall’importanza dell’informazione memorizzata, dal contenuto emotivo del ricordo oppure da quanto spesso il contenuto viene rievocato. 

 

L'oblio

Al contrario di quello che si può pensare, dimenticare è un processo normale della memoria ed è importante tanto quanto quello di immagazzinamento e recupero. L’oblio è dunque un ingranaggio fondamentale per il corretto funzionamento della memoria.

 

Pensiamo a cosa potrebbe succedere se ricordassimo qualunque informazione appresa e qualsiasi esperienza di vita: per certi versi potrebbe risultare comodo (es. per un esame universitario), d’altra parte potrebbe essere davvero dannoso.

 

Non dimenticare nulla significherebbe avere tutti i ricordi sempre ben chiari e nitidi nella mente, compresi quelli negativi ed emotivamente spiacevoli. Per questo motivo l’oblio è un fenomeno che ci consente di andare avanti e di superare anche le esperienze negative, come un lutto, un trauma, la fine di una relazione ecc… Certamente eventi di questa portata non si dimenticano mai completamente, tuttavia il ricordo con il trascorrere del tempo tende ad indebolirsi e a “lasciare andare” la parte emotiva che lo caratterizza, consentendoci di rivivere l’esperienza con un’emozione meno intensa. 

 

Dimenticare fa bene anche per mantenere ordine ed equilibrio tra le informazioni apprese. Pensiamo a quale confusione e a quale sovrapposizione di informazioni si verificherebbe se non dimenticassimo mai nulla. Diventerebbe difficile anche sostituire un’informazioni sbagliata con quella corretta, se non subentrasse l’oblio.

 

Ora che abbiamo compreso che l’oblio è un processo del tutto normale e anzi, fondamentale per il corretto funzionamento della memoria, vediamo quali sono le tipologie di dimenticanze che tutti noi sperimentiamo e quali sono i processi che ne stanno alla base.

 

1. Dimenticanza per transitorietà

I ricordi non entrano automaticamente nella memoria a lungo termine. Molte informazioni, infatti, permangono solo per il tempo che sono necessarie e quando non vengono più utilizzate, svaniscono. Le memorie si perdono quando non si usano: i ricordi che vengono spesso richiamati alla mente tendono a rafforzarsi (è per questo motivo che durante lo studio, la ripetizione aiuta a memorizzare).

 

La nostra mente riconosce che le informazioni che rievochiamo con più frequenza sono probabilmente anche quelle più utili per noi, e quindi ne garantisce il mantenimento nel tempo. Al contrario, i ricordi che vengono richiamati meno spesso divengono transitori e la nostra memoria non li trattiene a lungo, interpretandoli come meno utili. Gli studiosi ritengono che questo processo di dimenticanza dei ricordi meno “utilizzati” sia utile per economizzare le risorse cognitive e per far spazio alle informazioni più importanti.

 

2. Dimenticanza per distrazione

Può succedere di dimenticare facilmente le informazioni appena apprese e non sempre la causa è un mancato funzionamento di uno dei processi della memoria (codifica, immagazzinamento e recupero). La responsabile di una mancata memorizzazione può essere infatti l’attenzione, una funzione cognitiva di base che contribuisce il buon funzionamento di tutte le capacità mentali.

 

Un pre-requisito della memoria intenzionale è proprio l’attenzione: se non siamo concentrati su ciò che vogliamo apprendere, difficilmente il ricordo entrerà in memoria. Può accadere, quindi, di dimenticare qualcosa solo perché non si presta abbastanza attenzione.

 

Un esempio che mi riportano spesso i pazienti, preoccupati per le loro dimenticanze, è quello di partire con un’intenzione ben precisa, per es. andare in cantina a prendere una bottiglia di acqua, e una volta giunti sul posto, non ricordarsi cosa si doveva fare.

 

In questi e in altri casi spesso si scopre che la persona, durante il tragitto, si è distratta e ha pensato a molte altre cose che niente avevano a che vedere con quello che volevano fare. Oppure capita di non ricordarsi di una raccomandazione che ci viene fatta, come per esempio “chiudi la porta a chiave prima di uscire”, proprio perché non prestiamo attenzione alla richiesta e abbiamo la mente affollata da molti altri pensieri. 

 

3. Dimenticanza per blocco (fenomeno “sulla punta della lingua”)

Questo tipo di dimenticanza avviene quando si sperimenta un’incapacità momentanea di recuperare un’informazione. Un esempio tipico è la sensazione di sapere ciò che si vuole dire, di averlo “sulla punta della lingua”, ma di non riuscire a riportarlo alla mente.

 

Questo fenomeno è stato spiegato dagli scienziati come una condizione in cui più ricordi simili competono per prevalere l’uno sull’altro e riaffiorare. Generalmente l’esperienza di avere un nome o un termine “sulla punta della lingua” è più frequente con l’aumentare dell’età, ma rientra nei processi normali di memoria. In situazioni normali, infatti, il ricordo emergerà dopo poco tempo, magari quando non ci stiamo più pensando.

 

4. Dimenticanza per errori di attribuzione

In questo caso si tratta di un ricordo che viene rievocato in modo corretto solo in parte, con errori in alcuni dettagli come il tempo, il luogo o le persone coinvolte. Può accadere per esempio, di essere assolutamente convinti di aver visto un film in compagnia di una persona per poi scoprire che quella persona non ha mai visto, né sentito parlare di quel film.

 

In questo caso c’è stato un errore di memoria ed è stato rievocato un ricordo distorto. Rientrano fra le dimenticanze dovute a errori di attribuzione anche quando pensiamo di aver avuto un’idea del tutto originale (es. un titolo, una storia ecc…) quando in realtà è qualcosa che avevamo già visto o sentito e di cui ci siamo totalmente dimenticati. 

 

4. Dimenticanza per suggestionabilità

La memoria è influenzata da molti fattori interni (es. l’attenzione, la motivazione ecc…) ma anche da molti fattori esterni. La suggestionabilità si riferisce infatti alla possibilità dei nostri ricordi di essere influenzati da fattori ambientali.

 

Un esempio è il tema dibattuto della testimonianza dei minori: i bambini, essendo meno consapevoli dei propri processi cognitivi, tendono ad essere maggiormente suggestionabili e questo rende difficile stabilire se i ricordi da loro riportati sono reali o se sono frutto di domande tendenziose o di informazioni sentite dagli adulti.

 

Inoltre, i nostri ricordi non sono mai una copia esatta e oggettiva della realtà ma contengono sempre la nostra interpretazione soggettiva, data dalle nostre esperienze di vita, dal nostro stato emotivo e dalle informazioni in nostro possesso.

 

È per questo motivo, infatti, che di fronte a uno stesso evento, la testimonianza delle persone può variare notevolmente e ognuno racconta dei dettagli differenti e non ricorda alcune informazioni. È come se guardassimo il mondo attraverso delle lenti personali, costruite con il nostro bagaglio di esperienze e che influenza anche il modo di memorizzare.

 

 

Tutte queste tipologie di dimenticanze fanno parte dei processi normali di memoria e riguardano tutte le persone, sia giovani, sia anziani. Tuttavia le dimenticanze sono più frequenti nelle persone anziane e ciò si spiega con un invecchiamento fisiologico del cervello e dunque con la minore velocità di elaborazione delle informazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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