SI PUÒ PREVENIRE IL DECLINO COGNITIVO?

SI PUÒ PREVENIRE IL DECLINO COGNITIVO?

Pubblicato da Claudia Bellini nella categoria Benessere e terza età il 17/03/2019ultimo aggiornamento il 17/03/2019

Lo stile di vita che previene l'invecchiamento mentale

SI PUÒ PREVENIRE IL DECLINO COGNITIVO?

Viviamo in una società che ci vuole sempre pronti, rapidi e mentalmente “in forma”. Sappiamo che mantenere nel tempo un buon funzionamento cognitivo significa anche preservare più a lungo l’autonomia, aspetto fondamentale nell’invecchiamento, dal momento che gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti in Italia sono ben 2,5 milioni.

Il declino cognitivo, ovvero una diminuzione di efficienza di abilità come la memoria, l’attenzione, il linguaggio e le funzioni esecutive può rientrare, entro certi limiti, nel normale processo di invecchiamento (vedi articolo Invecchiamento cognitivo).

 

Quando invece le difficoltà diventano più marcate e iniziano a pesare sull’autonomia quotidiana della persona, può essere un segnale di qualcosa che non va e dunque di una possibile patologia in atto. In diversi articoli ho parlato della demenza e delle diverse forme di malattia, di quali sono i primi sintomi e di cosa fare dopo la diagnosi. C’è qualcosa, invece, che si può fare prima? È possibile fare qualcosa per prevenire il decadimento cognitivo?

 

La risposta è sì e tutto ciò che possiamo fare è agire sulle variabili che possiamo modificare e di cui siamo direttamente responsabili, come lo stile di vita. Vediamo quali sono i fattori che possono aiutare il nostro cervello a invecchiare in modo sano e a preservare il più a lungo possibile le funzioni cognitive. 

 

 

ALIMENTAZIONE

Di cibi che fanno bene al cervello ho già parlato nell’articolo 6 cibi che fanno bene al tuo cervello. Al di là di questi alimenti, più in generale i dati ci riportano che seguire una dieta corretta, con il giusto apporto nutrizionale, è un buon alleato per prevenire molte patologie, tra cui anche quelle legate al Sistema Nervoso.

 

Esiste uno stretto legame tra il funzionamento cognitivo, il tono dell’umore e l’alimentazione: si è visto che la carenza di alcune vitamine e acidi grassi essenziali può portare a un malfunzionamento del sistema nervoso. Premettendo che il regime alimentare da seguire varia da persona a persona, in base all’età, al peso, allo stile di vita ecc…, una dieta sana include frutta e verdura in abbondanza, cereali, olio d’oliva, carne e pesce in limitata quantità.

 

Una sana alimentazione inoltre protegge dal rischio cardiovascolariee dunque può prevenire malattie del cervello come l’ictus e la demenza vascolare.

 

 

ATTIVITÀ  FISICA REGOLARE

 

L’attività fisica fa bene al cervello. Quando mettiamo in modo il nostro corpo, il cuore pompa più sangue e aumenta la frequenza cardiaca, facendo aumentare il flusso di sangue anche al cervello. In questo modo, aumentando la quantità di sangue nel cervello, migliora anche l’ossigenazione delle cellule cerebrali, preservandole dalla degenerazione dovuta all’invecchiamento.

 

Molte ricerche indicano che bastano circa 30 minuti di attività fisica a giorno per migliorare le nostre capacità cognitive, tra cui la memoria e l’apprendimento.

 

 

SALUTE PSICOLOGICA

 

Sintomi psicologici come ansia, depressione o eccessivo stress non aiutano il nostro sistema cognitivo. Sintomi cognitivi sono infatti comuni nelle persone che soffrono di una psicopatologia, alcuni di questi possono essere: affaticabilità mentale, rallentamento cognitivo, facile distraibilità, difficoltà di apprendimento e smemoratezza. Prendersi cura della propria salute psicologica dunque è di primaria importanza per preservare anche nell’invecchiamento un buon funzionamento mentale.

 

 

PRESERVARE I RAPPORTI SOCIALI

L’uomo è un animale sociale, per questo motivo l’isolamento e la solitudine prolungati e non voluti possono portare a un forte malessere. La solitudine è una tematica particolarmente presente negli anziani in questo contesto storico, in cui nella famiglia nucleare, composta solo da genitori e figli, non c’è posto per gli anziani.

 

A contribuire all’isolamento dell’anziano è anche la mancanza di un ruolo sociale: nella società odierna infatti spesso l’anziano è considerato come un elemento improduttivo e non più il pilastro fondamentale della famiglia e fonte di saggezza come lo era un tempo. L’isolamento porta l’anziano a una grave ipostimolazione che può avere come conseguenza anche un accelerazione del declino cognitivo.

 

Al contrario, invece, il mantenimento di rapporti sociali significativi si è visto migliorare il tono dell’umore e anche l’efficienza della memoria, dell’attenzione e delle altre funzioni mentali. Questo succede perché le persone con buoni rapporti sociali sono più stimolate a uscire di casa e a sperimentare nuove esperienze, fattori di cui beneficia anche il cervello.

 

Per esempio, andare a un pranzo con familiari o/e amici non è solamente un’occasione piacevole per stare in compagnia, ma è anche un’opportunità per il nostro cervello di mantenersi attivo.

 

Quanto detto finora è stato dimostrato da numerosi studi, tra cui quello di un gruppo di ricerca statunitense che si intitola “Psychological well-being in elderly adults with extraordinary episodic memory”. La ricerca ha dimostrato che chi si circonda di relazioni positive (amici, familiari), va incontro a un declino cognitivo più lento.

 

Lo studio è stato effettuato su persone ultraottantenni con una memoria episodica ben preservata, con un funzionamento di persone 20-30 anni più giovani. Si è scoperto che l’elemento essenziale che differenziava questi ultraottantenni dagli altri era l’aspetto sociale: tutti questi anziani infatti dichiaravano di poter contare su una rete sociale positiva di amici o parenti. 

 

 

ALLENAMENTO COGNITIVO

 

Il motto dei neuroscienziati è “use it or lose it!”, ovvero usalo o lo perderai. Ci si riferisce proprio al cervello, la cui salute deve essere pensata come a quella di un muscolo: più lo alleni e più si rafforza. Come si allena il cervello? Allenando le nostre facoltà mentali, continuando a studiare e a imparare cose nuove, viaggiando, cimentandosi in nuove esperienze, curando le relazioni sociali ecc… 

 

Si può allenare la memoria, l’attenzione, il linguaggio e le altre funzioni mentali anche in modo più strutturato, attraverso un training cognitivo. In questo caso è utile rivolgersi al Neuropsicologo, che in seguito a una valutazione dei punti di forza e di debolezza della persona, costruisce un programma personalizzato. L’intervento cognitivo consiste in sedute in cui lo specialista propone degli esercizi tarati sulle abilità della persona e insegna delle strategie che possono migliorare il funzionamento cognitivo.

 

 

Ogni volta che il cervello viene stimolato, si creano nuove connessioni tra neuroni che permettono di creare una riserva cognitiva, utile in caso di danno dovuto a trauma o invecchiamento. Questo fenomeno è detto plasticità cerebrale ed è la capacità del cervello di adattarsi agli stimoli ambientali, modificando la sua struttura e la sua funzione.

 

È dimostrato che la plasticità cerebrale è una capacità che il cervello mantiene per tutta la vita, dalla nascita alla morte. Ovviamente il cervello è più “plastico” durante l’infanzia e in giovane età, ma le sue possibilità di modifica e anche di recupero permangono fino all’età anziana. 

 

 

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